OMG Florence apre le porte di: Lofoio - Francesca Lupo ce lo racconta - OMG Florence!

OMG Florence apre le porte di: Lofoio – Francesca Lupo ce lo racconta

OMG Florence intervista Francesca Lupo di Lofoio

OMG Florence apre le porte di: Lofoio – Francesca Lupo ce lo racconta

Francesca è nata ad Arezzo, è architetto professionista e si occupa anche di diritti dei lavoratori autonomi. Prima dell’università ha fatto studi di lettere e musica. Dopo il primo periodo di sperimentazione la gestione, l’amministrazione e la comunicazione sono passate sulle sue spalle. In questo senso, Lofoio stesso è un progetto molto artigiano, e dell’artigianalità ha i difetti, le fragilità ma anche la schiettezza (dice Francesca). Condivide piccole frazioni di questi compiti con persone competenti e degne di fiducia che in futuro potranno fare di più. Per il resto, la struttura è volutamente molto leggera e gli smanettoni residenti sono stimolati a responsabilizzarsi e autogestirsi un po’. Come si fa tra coinquilini.

OMGF: Che significa la parola Coworking per te?

FL/Lofoio: Al centro del concetto di coworking, per me, c’è la condivisione degli strumenti di lavoro, in uno spazio condiviso anch’esso. In diverse gradazioni, fra totalmente pubblico e strettamente privato. Con l’aumentare dei coworker, avvengono spontaneamente altre condivisioni: esperienze, consigli, servizi, soluzioni. Un po’ di supporto, un po’ di formazione, qualche trucco del mestiere. Piccoli pezzi di vita sia professionale sia privata. Poi ci sono altre implicazioni possibili, che però vanno maneggiate con cautela: penso alla condivisione delle idee, dei clienti, dei progetti. Alla protezione delle relazioni, della reputazione, dei dati sensibili. L’accesso alle vulnerabilità dei coworker in quanto lavoratori autonomi. Non si può nascondere la testa sotto la sabbia, perché sono tempi duri per tutti: chi lo gestisce deve fare la sua parte per scoraggiare le prassi negative e incoraggiare quelle virtuose. Cominciando da sé.

OMGF: Come è nato e cosa è Lofoio?

FL/Lofoio: Lofoio è una bottega artigiana, di quelle che avevano chiuso per crisi. Riaperta da noi, sotto forma di associazione, riempita di strumenti utili di tanti mestieri, non troppo raffinati ma utili. Condivisi insieme alla connessione wi-fi e allo spazio stesso. È perfetto per incubare mestieri creativi o per passare le ore libere dal lavoro riparando oggetti e facendo un po’ di sporco. Anche sbagliando! Chiunque stia qui ha l’occasione di cimentarsi con una parte di sé, attraverso i nostri attrezzi: il creativo che non sa ancora se può vivere del suo mestiere, come l’hobbista che vuole tornare a coltivare una passione trascurata. Lofoio è nato dall’incontro fra 3 persone magari un po’ visionarie ma con qualche precedente di autoimprenditori, qualche progetto nel cassetto e un po’ di coscienza sociale: in Lofoio si fondono le esperienze dell’autocostruzione ecologica, del movimento maker, della gestione dei coworking.

OMGF: Cosa cercano i potenziali coworkers quando visitano lo spazio?

FL/Lofoio: Non c’è una consuetudine. È come se intercettassimo tante aspettative. Qualcuno vuole un pretesto per uscire di casa col proprio laptop, e cominciare a distinguere fra vita privata e lavoro. Qualcuno vuole usare gli strumenti in attesa di capire se vale la pena comprarsene di propri. Qualcuno avverte il richiamo della bottega tradizionale come sede di fatica creativa. Qualcuno si affaccia e non sa cosa chiedere… ma è come se avesse capito tutto lo stesso: intuisce che qui si esplorano le tecniche e circola l’energia.  

OMGF: A volte dobbiamo reinventarci strada facendo, Lofoio sta funzionando come l’avete immaginato.

FL/Lofoio: Per niente! I piani sono quella cosa che si fa per poi stravolgerli. Felicemente! Lofoio in questi 3 anni è stato plasmato dall’utilizzo quotidiano, dai bisogni dei soci, dal confronto con gli altri creativi della zona. Ogni volta che provavamo a prevedere una reazione e a programmare qualcosa (per esempio a dare un prezzo alle ore di smanettatoio), ogni schema rigido veniva smentito nel giro di poco. La nostra flessibilità è stata messa in gioco al massimo, ogni strumento di gestione online e offline è stato coinvolto e rimesso in discussione spesso. Quando siamo nati non somigliavamo a niente, e non c’era un modello da seguire. Testiamo, sbagliamo, continuiamo a settare lo strumento Lofoio a ogni ingresso e a ogni addio. I piccoli numeri permettono questo. È come un vestito di sartoria, ma per un gruppo. Ispirazione e traspirazione, direbbe Edison.

OMGF: Via del Campuccio è nel cuore di Santo Spirito, come influisce questa location?

FL/Lofoio: Il quartiere ha talmente tanta personalità da imporsi sul nostro controllo, da avere plasmato le nostre abitudini più di tutti noi soci. E’ un quartiere meraviglioso, stimolante, pieno di problemi e di contraddizioni. Persone autentiche e poser professionisti, amanti del bello e persone ai margini. Pirati dalla street art e conservatori della Firenze che fu. Tutto passa di qua, tutti si affacciano. Il quartiere chiede pegno: non puoi arrivare tutti i giorni in auto fino alla porta e parcheggiare è un incubo. La strada è rumorosa, le fogne puzzano, non ci batte il sole, gli affitti sono altissimi, il telefono prende solo sulla porta. Eppure stare lì è una botta di vita, ti stimola il cervello e i sensi. Continuamente.

OMGF: Cosa vedi per il futuro di Lofoio?

FL/Lofoio: Lofoio ha tante possibili espansioni. Ma prima di intraprenderne qualcuna, mi auguro che si consolidi un po’. Che resti un posto dove conoscenze e strumenti si condividono con trasparenza, senza protezionismi e corporazioni. Dove si rifonda il rapporto di fiducia implicito nel passaggio di conoscenze. Dove i conti tornano e nessuno abusa dei talenti altrui. E dove il networking fra alte competenze è reso facile e possibile. In parole povere: ora che il modello funziona, voglio che cominci a creare lavoro sano.  

OMGF: La connotazione di “persone chiuse” che hanno i fiorentini come la rapporti con Lofoio e in generale con queste nuove realtà di spazi aperti alla condivisione?

FL/Lofoio: I fiorentini non sono stati certo i primi a capire il progetto e a salire a bordo. I primi smanettoni erano quasi tutti stranieri… e non è certo un caso. Ma non ne farei una questione di chiusura del fiorentino: è che chi non ha mai dovuto sradicarsi e trasferirsi, non ha mai dovuto sviluppare un po’ di pensiero laterale…. e qui dentro ne serve tanto. Oppure, più semplicemente: chi è nato qui, che se ne fa di un garage attrezzato? Ha di certo quello del babbo e del nonno. Se il problema fosse la fiorentinità, non andremmo d’accordo coi vicini. E invece abbiamo un bellissimo rapporto con tutti: abitanti, creativi, turisti, esercenti. Dai Bianchi di Santo Spirito alla vecchietta della porta accanto. Ci capiamo un po’ meno con gli artigiani della vecchia guardia. Ma pur mettendoci in discussione, non perderemo certo il sonno per loro.  

OMGF: Grazie a Francesca per averci aperto le porte di LOFOIO. Vi auguriamo il meglio per la vostra avventura e che la prossima con OMG Florence sia la prima di tante!

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